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Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale - Second Life Monitor

Velas Lunasea

Viaggio nella complessità - il corso di Luca Comello

Propongo di usare questo spazio anche per scambiarci opinioni sui corsi organizzati da unAcademy, a partire da quello che sta tenendo Luca Comello sulla complessità.
Potremmo mettere semplici segnalazioni, opinioni su argomenti discussi, richieste al relatore per approfondimenti nella lezione successiva, commenti e tutto quello che ci viene in mente.

Comincio io:
premesso che non conoscevo questo argomento prima di una settimana fa, devo dire che ho trovato la lezione di ieri sera molto superiore alla prima. Luca, e l'ha detto, si è reso conto di avere un "pubblico molto preparato" ed ha alzato il tiro.
E io, da parte mia ho apprezzato!

Tags: comello, complessità

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Concordo pienamente con Velas, credo che la reale utilità di questo strumento sia il poter discutere dei contenuti, scambiandoci opinioni e magari segnalazioni su materiale trovato in rete, articoli letti, pareri ascoltati altrove (di un mini-Facebook, insomma, non si sentiva l'esigenza, ecco). Aprire un dibattito su quanto ascoltiamo alle un{lessons, conferences} mi sembra il punto di partenza ideale.

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brava, velas, ottima idea!!! è molto utile proseguire le discussioni in questa sede anche per far partecipare chi non ha potuto assistere alla lezione su second life!!! sì sempr la megh :D

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L'ho detto e lo ribadisco, e la lunga e stimolante discussione finale ne è stata un'ulteriore prova.
Vi chiedo, se doveste ricordare un concetto espresso ieri sera, se doveste esprimere la complessità in un concetto, frase, pensiero, che cosa direste?

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Ciao Luca,
grazie di avere accettato l'invito :)

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Mi aggrego ai complimenti Velas. Dopotutto è il senso di stare qui dentro.

@ luca: io purtroppo martedì ero praticamene off dal corso: potrei raccontarvi i viaggi nel silenzioso blu profondo di SL La complessità mi ha tagliato fuori. Comunque spero che la terza puntata funzioni bene. Mi dispiace. Prenderò il tuo libro così colmerò le lacune.

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Ciao Luca,

prima di dirti la mia ti chiedo una cosa: le slides ce le metterai a disposizione sul sito?

Vengo alla mia frase di sintesi sulla complessità realtivo all'ultimo incontro:

La complessità è lo stato in continua evoluzione della realtà (fisica, chimica, biologica, sociale, ecc..), in cui si alternano ordine e disordine, che è caratterizzato da processi di auto-organizzazione che "emergono dal basso" secondo regole matematiche (es. la legge di potenza) determinando nel tempo dei "bivi evolutivi" (tipping point, chaos point).
La teoria della complessità ci fa interpretare il mondo in maniera sistemica e non in senso classico-analitico.

Ciao :)

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Luca ha già mandato le slides a me, entro stasera vedo di metterle su (lavoro permettendo) ;)

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dunque, io martedì non c'ero (scusi prof), quindi purtroppo mi posso rifare solo alla lezione precedente.
Ecco, la cosa che mi affascina di più, e che mi pare dimostrata anche dagli interventi dei partecipanti, è che la complessità può descrivere, e quindi essere applicata, a qualsiasi aspetto dell'essere e dell'agire sociale e individuale. Un paradigma (anche se la parola forse non è corretta) attraverso cui osservarlo. Quindi, utile a ogni disciplina e ambito.
Io per esempio quando parlavi pensavo ai paradigmi della ricerca sociale, laddove la complessità mi sembrava poter spiegare i principi alla base della ricerca qualitativa (vs quantitativa): comprendere (vs spiegare), osservare gli individui e i fenomeni nella loro interezza (vs scomporli in variabili e relazionarli fra loro), procedere attraverso fasi sempre interrelate e non necessariamente successive (vs seguire un disegno di ricerca più rigido) ecc...
Ecco, conta che io di complessità non so nulla, ma quello che dicevi mi si incastrava, chiarendomi a volte, alcune conoscenze che ho in altri ambiti.
Quindi, alla prossima
p.s. ma che ne pensi?

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In effetti la complessità è ... complessa!
E quindi ciascuno può interpretarne alcune parti a seconda della propria formazione, background, contesto di riferimento.
E quindi Zygmunt l'ha riletta secondo le sue ricerche sulle evoluzioni sociali e sulle possibili singolarità. Tilde ha pensato ai paradigmi della ricerca sociale. Sono tutte possibili letture. Anche perchè la complessità è lo spazio delle possibilità.
Ho voluto stimolare questa discussione, dopo l'imbeccata della sempre perfetta Velas, proprio per comprendere quali corde ero riuscito a toccare in voi... sicuro che avrei ottenuto risposte diverse, ma vere, vive, complesse!

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Anch'io, come Tilde, ho dovuto mancare la seconda lezione. Sto cercando di ovviare. Ho però un'impressione un po' diversa dalla sua, e cioè che la teoria della complessità non serva a spiegare le cose ma a "dis-spiegarle", cioè a porre nuove, interessanti domande. E', insomma, una specie di "un-theory", quindi va bene per noi! ;-)

Però... però credo che lo scienziato "complesso" non dovrebbe rinunciare a tentare di modellizzare, pur sapendo che il modello non riuscirà a mai a descrivere in modo completo la realtà. Infatti:

1. per definizione il modello deve essere più semplice della realtà, la mappa più piccola e meno dettagliata del territorio che intende rappresentare. La semplificazione è il valore aggiunto, ciò che ci rende intellegibile qualcosa che altrimenti risulterebbe inconoscibile.

2. applicare un approccio "complexity" a un certo problema o a una certa disciplina può rinfrescare tantissimo il modo in cui li si pensa, e quindi condurre a nuovi modelli molto diversi da quelli precedenti, che portano un vero contributo di conoscenza. David Lane, che è appunto uno di Santa Fe, una volta a un seminario se ne è uscito dicendo una cosa di questo tipo: "io sostengo che un agente economico nei modelli di processi innovativi si può descrivere come una serie di (relativamente pochi) operatori cognitivi che agiscono su di un database esperienziale organizzato in narrativi". Wow. Questo è un modello, e semplifica moltissimo, riducendo persone e perfino piccoli gruppi a due soli elementi (operatori cognitivi e database esperienziale): ma è un modello RADICALMENTE DIVERSO da qualunque cosa un economista "normale" abbia mai visto. Richiede di buttare tutto quello che sai e ripartire da zero. E'... rinfrescante.

Quindi, modellizzate, gente! Sei d'accordo, Luca?

(Scusate la prolissità)

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mr Volare, pur avendo saltato la seconda lezione, coglie nel segno. La modellizzazione rappresenta forse lo strumento principe per gli studiosi della complessità. Nella seconda lezione ho parlato di diverse modellizzazioni effettuate: i boids (uccelli artificiali che partendo da poche e semplici regole dal basso fanno emergere comportamenti di stormi auto-organizzati), il gioco della vita (dal basso emerge la vita), i boolean network di Kauffman (al variare del numero delle connessioni si passa attraverso i tre stati fondamentali: ordine, orlo del caos, disordine).
Il futuro è imprevedibile. Però modellizzare aiuta innanzitutto a comprendere. E poi a creare scenari. Proprio perchè il futuro è imprevedibile è importante, fondamentale creare scenari alternativi, per definire lo spazio delle possibilità ed essere pronti a cogliere l'attimo creativo, quando si manifesta.

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Ciao Complex e buon inizio settimana a tutti :)

In merito alla modellizzazione, cosa ci puoi "raccontare" di eventuali modelli relativi alle evoluzioni socio-economiche?

Ad esempio, ti ho parlato in privato della previsione di Ervin Laszlo che pone il "chaos point" per il "sistema umanità" al 2012.

Lo ritieni possibile? O è una mera provocazione?

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